Documenti relativi a La Malfa Ugo

Opere principali


Corrispondenze


Proposte per un programma economico

In queste "Proposte", Rosenstein Rodan lamenta a Ugo La Malfa l'assenza di un programma di riforme veramente innovativo ed avanza una sua metodologia. L'intento dichiarato è una riforma dell'intera struttura economica, che sappia andare oltre la nazionalizzazione di singole aziende o settori industriali. La proposta si articola in due punti: 1. un nuovo sistema di erogazione degli aumenti salariali, che dovrebbero essere pagati per 2/3 in contanti e per 1/3 in "investment certificate" non negoziabili fino alla pensione. Ciò al fine di trasferire progressivamente alla classe operaia una parte consistente della ricchezza nazionale; 2. un nuovo sistema di prelievo fiscale a carico delle aziende, secondo il quale le imposte dovrebbero essere pagate solo per una quota del 96/98 per cento in contanti, prelevando il restante 2/4 per cento sotto forma di azioni, raccolte e gestite da un "investment trust nazionale". Questo al fine di rendere sempre più pubblica la proprietà delle aziende, lasciandone però l'amministrazione ai privati, così da evitare eccessi di burocratizzazione.
destinatario La Malfa Ugo
mittente Rosenstein Rodan Paul N.


Corrispondenza: Luigi Einaudi a Ugo La Malfa (12-01-1946)

Einaudi concorda con La Malfa sulle opinioni espresse durante la seduta del Comitato per la Ricostruzione riguardo gli adeguamenti del cambio. Einaudi teme che il 125 per cento non solo sia insufficiente, ma costringa, visti i risultati negativi, ad andare presto "all'insù" con sgradevoli conseguenze psicologiche sul mercato. La scelta migliore sarebbe un punto intermedio tra il cambio 300 e quello 400.
destinatario La Malfa Ugo
mittente Einaudi Luigi


Temi economico-politici

Riferimenti al programma di politica economica proposto dalla corrente di Democrazia repubblicana.
mittente La Malfa Ugo


Manoscritti


Relazione di Ugo La Malfa sullo sviluppo progressivo delle partecipazioni economiche

Relazione (dattiloscritta) di La Malfa sullo sviluppo progressivo delle partecipazioni economiche statali nei diversi settori agricolo, siderurgico, meccanico, elettrico, delle telecomunicazioni ecc. La relazione La Malfa comprende diversi capitoli intitolati a: 1) "Sviluppo progressivo delle partecipazioni economiche statali" distinguendo tra beni patrimoniali disponibili e indisponibili dello stato. La distinzione vuole servire come "primo orientamento" nella definizione di quelle che si debbono intendere come "partecipazioni economiche dello stato". Il criterio distintivo è rappresentato dalla qualifica di "economico": "non tutti gli apporti patrimoniali che lo stato può fare nei confronti di un ente costituiscono una partecipazione economica dello stato", occorre "che l'Ente abbia per oggetto specifico l'esercizio di un'attività economica, nel senso in cui questa espressione è usata nel linguaggio tecnico". Altro criterio è che "la partecipazione si esplichi nei confronti di complessi aziendali con personalità giuridica autonoma". Si escludono pertanto le gestioni dirette dello stato che non hanno personalità giuridica autonoma, es. la Cassa depositi e prestiti e istituto di previdenza (T. U. 2 gennaio 1913 n. 453) che svolge importanti funzioni creditizie. Sono escluse anche le aziende autonome dello stato (es. ferrovie dello stato) che sono organi dello stato... ecc. Segue elenco aziende escluse. 2) "Le due direzioni di sviluppo delle partecipazioni economiche statali". "E' interessante rilevare come nelle vicende della nostra vita statale, le partecipazioni finanziarie abbiano di molto preceduto le partecipazioni più strettamente economiche" (esempio: AGIP 1926, IRI 1933). Le "partecipazioni finanziarie" sono escluse dalla relazione sia "per il carattere assolutamente pubblicistico degli enti che ne godono", sia in quanto, per la loro funzione di importanti strumenti di politica finanziaria, sono rimaste escluse da una "concezione privatistica stretta, mentre le partecipazioni più strettamente economiche si sono assimilate ad una vera e propria attività privatistica dello stato". 3) "I caratteri distintivi delle partecipazioni economiche in senso stretto". "Le partecipazioni economiche statali qui trattate sarebbero quelle relative a enti a personalità giuridica autonoma, costituiti in forma privatistica o convertibili in forma privatistica (struttura di società per azioni) che esercitano attività agricole, industriali, commerciali, di controllo finanziario (holdings) ecc., ad esclusione dei grandi enti pubblici finanziari ed assicurativi". 5) "Circostanze che hanno portato alla partecipazione statale nel campo più strettamente economico: grandi interessi pubblici che riguardano la generalità dei cittadini e tutto il territorio nazionale...". Ma "i fenomeni che qui interessano sono diversi e riguardano l'intervento in determinati settori produttivi per altre cause...", quali "la necessità di sostenere alcune imprese o settori dell'economia nazionale in momenti di crisi (es. IRI); esigenze della politica autarchica dopo il 1935 (Azienda carboni italiani); esigenze di svincolo almeno parziale dai monopoli stranieri negli approvvigionamenti essenziali (azienda generale italiana petroli AGIP); sviluppo di imprese cui l'iniziativa privata non si sarebbe altrimenti dedicata (ALITALIA); necessità di preparazione bellica (da cui il potenziamento industria siderurgica). 6) "Importanza delle aziende miste", ovvero delle aziende che godono anche di partecipazioni private. In esse lo stato risulta nella stessa posizione di ogni altro privato. 7) "Importanza e particolare posizione dell'IRI". "Sulle ragioni della creazione dell'IRI e sua organizzazione". Si sottolinea che l'IRI non ha, "almeno secondo lo statuto attuale" compiti propulsivi, né dovrebbe, ai termini dello statuto, essere destinato ad ulteriori sviluppi in quanto la sua attività è limitata soltanto "a gestire le partecipazioni ed attività patrimoniali da esso possedute". Ciò costituisce "un notevole arretramento rispetto allo Statuto del 1937..." dove si prevedeva l'assunzione di nuove partecipazioni per la necessità di "tutelare o di meglio organizzare la gestione delle partecipazioni possedute". 8) "Il demanio mobiliare". 9) "Aziende IRI e aziende non IRI". "Caratteristiche delle partecipazioni ereditate o assunte dall'IRI:...". In sostanza "l'IRI svolge attualmente le funzioni di gestione delle partecipazioni azionarie dello stato per un complesso di aziende ereditate in forza di una situazione eccezionale e nelle quali vi è ancora notevole concorso di capitale privato, mentre le altre aziende a carattere pienamente statale sono gestite separatamente per il tramite immediato della pubblica amministrazione". La relazione comprende inoltre, nella II parte, un'analisi strutturale della: 1) situazione attuale delle partecipazioni economiche dello stato", con un quadro riassuntivo delle partecipazioni distinte per settore; 2) "sulla importanza delle attività delle partecipazioni statali rispetto alle consimili attività di ordine nazionale", in particolare "nell'ambito dei programmi di . industrializzazione del Mezzogiorno"; ecc. .


Altri documenti


Documenti di soggetti terzi che menzionano l'Autore


Bozza di studio del CIR su "Pubbliche imprese e partecipazioni statali nelle imprese private"

Bozza provvisoria su "Pubbliche imprese e partecipazioni statali nelle imprese private". Si tratta del risultato degli studi del CIR (segreteria generale) condotti nell'ambito dell'indagine sulle partecipazioni dello stato nel settore economico. Nello studio si è tenuto conto della relazione del Ministro per la Costituente, del Ministro dell'Industria, e della "fondamentale relazione del Ministro La Malfa". E' riportata l'annotazione "riservato".
nome citato La Malfa Ugo


"Tre ordini di obiettivi della politica economica italiana"

La prima parte del testo descrive lo sviluppo spontaneo dell'economia italiana verso una situazione di pieno impiego, partendo dal 1950 e proiettando i dati disponibili al 1973-'75. A questo processo spontaneo sono associati gli squilibri la cui eliminazione è l'obiettivo primario della programmazione. La seconda parte delinea tre direttrici fondamentali lungo le quali la programmazione dovrebbe svolgersi. Viene preliminarmente richiamata la necessità di un'azione di tipo congiunturale, che abbia come obiettivo di preservare le condizioni del processo spontaneo di creazione e distribuzione di nuovo reddito. In secondo luogo, e con esplicito riferimento alla "Nota Aggiuntiva" del ministro La Malfa, viene definita la necessità di un'azione di più lungo periodo. In tal senso viene posto come limite cronologico il 1973, anno in cui è previsto il raggiungimento del pieno impiego. La politica di lungo periodo deve mirare alla eliminazione degli squilibri strutturali dell'economia italiana e alla definizione del quadro economico e sociale che dovrà associarsi alla condizione di pieno impiego quando questa verrà infine raggiunta. Una terza direttrice deve essere rivolta ad obiettivi più specifici, con particolare riguardo al processo di accumulazione di capitale, che deve essere reso funzionale agli obiettivi di più lungo periodo. A questo scopo si individua la necessità di definire un primo piano quinquennale, per gli anni dal 1964 al 1968. L'attribuzione del dattiloscritto a Saraceno è possibile sulla base della documentazione contenuta nel sottofascicolo "Corrispondenza varia su programmazione", dal quale risulta anche che la discussione del documento era all'ordine del giorno della riunione del 27 settembre 1962 della Cnpe. L'ultima pagina del testo riporta la data 19 settembre 1962.
mittente Saraceno Pasquale
nome citato La Malfa Ugo