Fondi conservati presso l'Istituto:

Il fondo Annibale De Leo (1) comprende materiale di diversa provenienza e formazione: oltre al nucleo originale prodotto e conservato dal fondatore, l'arcivescovo Annibale De Leo, da cui prenderà il nome attribuitogli, altri nuclei confluirono grazie alla politica di acquisti coerentemente seguita dallo stesso De Leo e dai bibliotecari che lo seguirono nella direzione dell'istituto. La catalogazione del fondo, risalente al 1960, rientrò in un progetto generale di riordinamento delle pergamene e delle carte dell'archivio capitolare, affidato al professor Rosario Jurlaro. Il fondo fu articolato in dieci sezioni: A-Codici pergamenacei (costituiscono il nucleo di documenti più antico dell'intera raccolta); B-Documenti per la storia meridionale; C-Storia della Chiesa; D-Storia regionale e locale; E-Genealogia e araldica; F-Letteratura sacra e profana; G-teologia e filosofia; H-Diritto canonico e civile; I-Scienze fisiche ed astronomiche; L-Miscellanea stampe e manoscritti. comprende 214 volumi e ha importanza per i campi di studio più disparati, da quello umanistico a quello scientifico a quello giuridico. Da segnalare la presenza di una collezione con tutti i volumi dell'Archivio giurisdizionale del Regno di Napoli, con una cartella contenente i documenti segreti del Concordato del 1741 tra Santa Sede e Regno di Napoli con autografi di monsignor Celestino Galiani, cappellano maggiore del Regno di Napoli. (1) Formatosi culturalmente a Napoli (dal 1760), dove fu ammesso all'Accademia arcivescovile presieduta dal cardinale Sersale, e a Roma, dove perfezionò gli studi di teologia, letteratura e lingue, Annibale De Leo (S. Vito degli Schiavi, 1739 - Brindisi, 1814) fu arcivescovo di Brindisi dal 1795 al 1814, anno della sua morte. Durante gli anni di soggiorno a Brindisi si impegnò perchè l'agro brindisino, per larga parte paludoso e incolto alla fine del XVIII secolo, fosse reso produttivo e perchè fosse rilanciato il ruolo storico, economico e militare, del porto di Brindisi nel Regno di Napoli; quel porto doveva essere ripulito ed ampliato, in quanto punto di snodo essenziale dei rapporti tra Oriente ed Occidente nell'Adriatico, in vista di quel consolidamento dei rapporti con il Levante, verso cui sembrava orientarsi la politica estera borbonica negli anni settanta-ottanta. La fondazione della biblioteca pubblica rientrava in tale progetto di sviluppo perchè nella sua ottica avrebbe dovuto fornire gli strumenti culturali necessari per la sua realizzazione. Il De Leo fu socio ordinario della Società d'Agricoltura, poi Economica, ricoperto dal 1808 ricoprendo anche la carica di presidente della stessa; fu socio della Reale Accademia delle Scienze e delle lettere di Napoli.